I costi abnormi della politica
Gianfranco Ballelli23 settembre 2011 Nessun Commento
La crisi economica e sociale sta duramente colpendo tutto il mondo occidentale e l’Italia in modo particolare, tutti debbano concorrere attraverso personali sacrifici, a salvare una situazione che ogni giorno diventa sempre più pesante. Con questa situazione, la pubblica opinione evidenzia gli eccessivi costi della politica. Certo, guardando la situazione economica di assoluto privilegio dei deputati e senatori così come quella dei consiglieri regionali, non si può non essere d’accordo con chi vuole un ridimensionamento, sia dei costi sia dei trattamenti di assoluto favore, di cui gode una certa classe politica. Credo che sin qui, si possa essere tutti d’accordo. Osservando però le varie proposte in campo, non si può fare a meno di notare come il continuo batti e ribatti su questo argomento rischi di ottenere ciò che nessuno di noi vuole, e cioè la contrazione delle rappresentanze democratiche. Chi non ricorda cosa accadde con la legge elettorale, per la quale, dietro la spinta della pubblica opinione, si è portata avanti la peggiore delle riforme impedendo di fatto agli elettori di esprimere, in forma pienamente democratica le proprie scelte? Così, anche per l’abbattimento dei costi della politica, stanno emergendo proposte, che riducono notevolmente gli esercizi di democrazia espressa attraverso il voto. Si parla di ridurre della metà il numero dei deputati e senatori ed a cascata dei consiglieri regionali provinciali e comunali. Non vorrei che, dietro la scusa dei costi della politica, si iniziasse uno strisciante discorso sui costi della democrazia. Perché dopo questo primo passaggio, sotto la spinta del risparmio possibile, potrebbero emergere proposte per ridurre ancora, in futuro, le rappresentanze istituzionali. Tendendo al massimo risparmio, attraverso passaggi successivi, si potrebbe arrivare anche a delegare a un solo rappresentante la direzione del governo, della regione, della provincia e dei comuni. Intanto, cammin facendo, si otterrebbe la eliminazione delle cosiddette forze minori che normalmente sono considerate rompiscatole e che invece, per me, rappresentano il sale della democrazia partecipata. Giunti alla fase estrema del risparmio, si avrebbe un bel dittatore che decide per tutti. Un governatore che dirige la regione, un bel podestà infine che si occupa del comune. Risparmi sopra risparmi, una bella prospettiva. E se invece di ridurre i componenti democraticamente eletti si pensasse a ridurre gli emolumenti a qualunque titolo percepiti? Ricordo che ai miei tempi come consigliere comunale percepivo 1,55 euro a seduta (le vecchie 3.000 lire) e la politica ai livelli medio bassi si praticava per passione. Non esisteva l’attuale proliferazione di enti ed organizzazioni create successivamente, spesso in modo strumentale, per distribuire incarichi ben retribuiti. Ed allora, se si vuole fare una riforma seria, si cominci con l’abbattere drasticamente gettoni e prebende. Si eliminino tutti gli enti inutili e costosi e si lasci ai cittadini la possibilità di poter eleggere la più ampia rappresentanza democratica negli organismi rappresentativi.
Gianfranco Ballelli, Presidente Provinciale del P.S.I.
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